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Paola Minaccioni, racconta i suoi esordi e gli incontri che hanno segnato la sua vita

L’intervista ad una tra le attrici più apprezzati nel panorama italiano

Cinema, teatro, televisione e radio. Paola Minaccioni nata con l’imitazione di Anna Marchesini e cresciuta anche grazie alle grandi prove fornite nelle pellicole di Ferzan Ozpetek, è oggi uno dei nomi più apprezzati tra le attrici del panorama italiano non solo dal pubblico, ma anche dai propri colleghi.

Tra i numerosi premi vinti troviamo un Globo D’Oro per il film Magnifica presenza del 2012 ed un Nastro D’Argento per Allacciate le cinture del 2014, entrambi diretti proprio dal regista turco.

Attualmente la brava e simpatica interprete è tra i protagonisti della serie Una pallottola nel cuore 3 accanto a Gigi Proietti ed è impegnata a teatro con Emilio Solfrizzi nella commedia A testa in giù per la regia di Gioele Dix.

Da ragazza volevi studiare lingue, cosa ti ha fatto cambiare idea?

«Iniziai ai tempi del liceo, per puro divertimento, facendo le imitazioni dei professori e ricordo che, molto spesso, erano le mamme delle mie compagne ad insistere affinché mi “esibissi” per loro. In quei frangenti mi accorgevo che non provavo vergogna, anzi, mi sentivo a mio agio.

In sostanza, dunque, cominciai per gioco. In un secondo momento ho frequentato diverse scuole di recitazione perché ritengo tuttora che siano il primo banco di prova per chi vuol fare questo mestiere, successivamente superai il provino per il Centro Sperimentale di Cinematografia e, da quel momento, capii che non avrei potuto percorrere un strada diversa dell’attrice».

Qual è stato l’incontro o gli incontri fondamentali della tua vita?

«Ci sono stati tanti incontri con nomi celebri, ma anche con persone sconosciute alla maggior parte delle persone. Potrei dirti Gianni Bonagura, grande interprete, caratterista e doppiatore, oppure l’eccellente coach americana Ivana Chubbuck, una di quelle insegnanti che ti permette di migliorarti; per me, quest’ultimo, è stato un incontro molto fondamentale».

Perché? Cosa insegna Ivana ai suoi allievi?

«Ti insegna a portare in scena il tuo patrimonio umano rendendoti più interessante, riesce a tirare fuori il meglio ad ognuno».

Quanto ti senti cambiata rispetto ai tuoi esordi?

«La vita, con le sue vicissitudini, positive o negative, inevitabilmente ti cambia; dandoti e togliendoti ti forma e, dunque, fortunatamente, ci si evolve, guai se fossimo gli stessi di un tempo».

In più occasioni hai lavorato con il grande Ozpetek. Come vi siete incontrati?

«Venne a vedermi a teatro, gli piacqui e mi convocò per un colloquio perché lui non fa provini. In seguito a quell’incontro mi arrivò la notizia che ero stata scelta, non mi sembrava vero, camminavo ad un metro da terra per la felicità. Grazie a lui mi son arricchita sia professionalmente che umanamente».

Cosa ti ha insegnato?

«Mi ha insegnato a lavorare sui dettagli, a non trascurare niente e ad amare sempre ciò che si fa».

Tu, invece, cosa pensi che sia necessario per migliorarsi nel mestiere di attore?

«Bisogno sempre approfondire, studiare, ricercare, non accontentarsi mai».

Tra i tanti “compagni di viaggio” che hai avuto c’è anche Gigi Proietti.

«Cosa dire di Gigi? È un mito vivente, lavorare accanto a lui è un piacere ed un onore».

Quanto contano nel tuo lavoro lo studio, la tecnica, la cosiddetta padronanza dei mezzi?

«Conoscere la tecnica e saper utilizzare i propri mezzi sono sicuramente aspetti importanti, ma sono altrettanto fondamentali gli incontri giusti e l’esperienza che fai “sul campo”».

Cosa ti emoziona?

«Direi la vita in generale. Riesco ad emozionarmi guardando la luce del sole, i miei nipoti, sentendo l’affetto della gente. Col tempo ho imparato ad apprezzare le piccole cose ed a goderne, questo modo di essere mi rende più serena».

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